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Fotobiomodulazione, sonno, ansia e depressione: cosa dice oggi la ricerca scientifica?


Donna in trattamento di fotobiomodulazione con luce rossa e infrarossa per il supporto del benessere mentale, del sonno e del tono dell'umore.

Negli ultimi anni la fotobiomodulazione (PBM), conosciuta anche come terapia con luce rossa e infrarossa, ha attirato l'attenzione della comunità scientifica non solo per i suoi effetti sul recupero muscolare e sull'infiammazione, ma anche per il possibile impatto sul funzionamento del sistema nervoso.

Alcuni studi suggeriscono infatti che l'esposizione a specifiche lunghezze d'onda possa influenzare il metabolismo cerebrale, il tono dell'umore e la qualità del sonno.

Ma cosa sappiamo davvero?

Che cos'è la fotobiomodulazione?

La fotobiomodulazione utilizza luce rossa (circa 630-680 nm) e infrarossa vicina (circa 800-900 nm) per stimolare processi biologici all'interno delle cellule.

L'obiettivo non è riscaldare i tessuti, ma favorire l'assorbimento della luce da parte dei mitocondri, le strutture cellulari responsabili della produzione di energia.

Tra gli effetti osservati in laboratorio e negli studi clinici troviamo:

  • aumento della produzione di ATP (energia cellulare);

  • miglioramento della funzione mitocondriale;

  • modulazione dello stress ossidativo;

  • miglioramento della microcircolazione;

  • regolazione di alcuni processi infiammatori.

Fotobiomodulazione e depressione

La depressione maggiore è una condizione complessa che coinvolge aspetti psicologici, neurologici, infiammatori e metabolici.

Negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno ipotizzato che una ridotta efficienza energetica dei neuroni e alterazioni della funzione mitocondriale possano contribuire alla comparsa o al mantenimento dei sintomi depressivi.

Per questo motivo diversi gruppi di ricerca hanno studiato la fotobiomodulazione transcranica, cioè l'applicazione della luce infrarossa a livello della regione frontale del cranio.

Alcuni studi controllati hanno mostrato miglioramenti del tono dell'umore e della sintomatologia depressiva, mentre altri non hanno evidenziato differenze significative rispetto al placebo. Le revisioni sistematiche più recenti concludono che i risultati sono promettenti ma ancora preliminari.

Ad oggi la PBM non può essere considerata un sostituto delle terapie farmacologiche o psicoterapeutiche validate, ma rappresenta un ambito di ricerca in rapida evoluzione.

Fotobiomodulazione e ansia

Anche il disturbo d'ansia generalizzato è stato oggetto di studi sperimentali.

Le ricerche disponibili suggeriscono che la PBM possa contribuire a ridurre alcuni sintomi legati all'iperattivazione del sistema nervoso, favorendo una migliore regolazione emotiva.

Tra i possibili meccanismi studiati troviamo:

  • miglioramento del metabolismo neuronale;

  • aumento del flusso sanguigno cerebrale;

  • modulazione delle reti cerebrali coinvolte nella risposta allo stress;

  • riduzione di alcuni marcatori neuroinfiammatori.

Sebbene i risultati siano incoraggianti, anche in questo caso la comunità scientifica ritiene necessari studi più ampi per definire con precisione efficacia, dosaggi e protocolli.

Sonno: il campo più promettente?

Il sonno rappresenta probabilmente uno degli aspetti più interessanti.

Molte persone che utilizzano protocolli di fotobiomodulazione riferiscono una migliore qualità del sonno, una maggiore facilità ad addormentarsi e una sensazione di recupero più profonda al risveglio.

Le ipotesi attualmente allo studio riguardano:

  • riduzione dello stress fisiologico;

  • miglioramento della funzione mitocondriale;

  • regolazione dei ritmi circadiani;

  • diminuzione dei processi infiammatori sistemici.

Poiché sonno, ansia e depressione sono strettamente collegati tra loro, un miglioramento del riposo notturno potrebbe contribuire indirettamente anche al benessere emotivo e cognitivo.

Perché si parla sempre più di cervello e mitocondri?

Negli ultimi anni è emerso un crescente interesse per il ruolo dei mitocondri nella salute mentale.

I neuroni sono cellule particolarmente esigenti dal punto di vista energetico e qualsiasi riduzione della loro efficienza può influenzare attenzione, memoria, resilienza allo stress e regolazione dell'umore.

La fotobiomodulazione rappresenta quindi un interessante strumento di ricerca perché agisce proprio sui meccanismi cellulari che regolano la produzione di energia.

Conclusioni

Le evidenze scientifiche attualmente disponibili suggeriscono che la fotobiomodulazione possa avere effetti favorevoli sul benessere neuropsicologico, in particolare in relazione a qualità del sonno, ansia e tono dell'umore.

Tuttavia è importante sottolineare che la ricerca è ancora in evoluzione e che la PBM non deve essere considerata una terapia sostitutiva dei percorsi medici o psicologici tradizionali.

Utilizzata all'interno di un approccio integrato che comprenda stile di vita, alimentazione, attività fisica e supporto professionale, la fotobiomodulazione potrebbe rappresentare un valido strumento complementare per sostenere la salute e la vitalità dell'organismo.

Riferimenti scientifici essenziali

  • Cassano P. et al. Photobiomodulation for Major Depressive Disorder.

  • Iosifescu D.V. et al. ELATED-3 Trial.

  • Cho H. et al. Meta-analysis of Transcranial Photobiomodulation for Depression (2023).

  • Ji Y. et al. Systematic Review and Meta-analysis of PBM in Depression (2024).

  • Maiello M. et al. Near-Infrared Transcranial Photobiomodulation for Generalized Anxiety Disorder (2019).

  • Helali A. et al. Transcranial Photobiomodulation on Anxiety, Depression and Craving (2025).


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