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Come vengono scelti i punti in Medicina Cinese? Il ragionamento clinico dietro il trattamento

la scelta dei punti in medicina cinese

Una domanda che molti professionisti mi pongono è:

“Perché due pazienti con lo stesso dolore vengono trattati con punti completamente diversi?”

La risposta è semplice, ma fondamentale.

In Medicina Tradizionale Cinese non si tratta soltanto la malattia o il sintomo. Si cerca di comprendere il disequilibrio che ha prodotto quella manifestazione.

Questo significa che il punto scelto non è mai il punto di partenza del trattamento, ma la conclusione di un processo di valutazione.

Alla base di tutto c’è la valutazione energetica.

Un fisioterapista valuta il ROM, la forza, i compensi, il dolore evocato, l’anamnesi e i test clinici.

La Medicina Cinese valuta altri aspetti:

  • qualità del Qi

  • stato dello Xue, il Sangue

  • rapporto tra Yin e Yang

  • sistemi Zang-Fu

  • meridiani coinvolti

  • costituzione della persona

  • emozioni prevalenti

  • fattori climatici

  • andamento temporale del disturbo

Il linguaggio è diverso, ma il principio è simile.

In entrambi i casi si sta costruendo un modello interpretativo.

Si cerca di capire non solo dove si manifesta il problema, ma perché quel problema si manifesta proprio lì, in quel modo e in quella persona.

Quale sistema funzionale è in difficoltà?

In Medicina Cinese i sistemi funzionali vengono chiamati con il nome degli organi.

Quando parliamo di Fegato, ad esempio, non ci riferiamo all’organo anatomico, ma a un sistema funzionale complesso, in relazione dinamica con tutti gli altri sistemi del corpo.

Il sistema Fegato, nella visione della Medicina Cinese, è collegato a diversi aspetti:

  • tendini

  • movimento

  • sangue

  • adattamento

  • capacità di pianificazione

  • libera circolazione del Qi

  • risposta allo stress

  • gestione delle tensioni emotive

Questo non significa negare l’anatomia o la fisiologia occidentale. Significa utilizzare un altro modello per leggere la relazione tra corpo, funzione, emozione e adattamento.

Per un fisioterapista, un osteopata o un operatore manuale, questo può diventare molto interessante, perché permette di osservare il paziente non solo attraverso il distretto doloroso, ma attraverso l’intero sistema che sostiene o ostacola il recupero.

Un’altra domanda fondamentale è:

“Quali meridiani sono coinvolti?”

I meridiani possono essere immaginati come vie di comunicazione che trasportano informazioni, cioè Qi.

Se un percorso è alterato, bloccato o indebolito, la comunicazione non avviene in modo adeguato. Questo può accadere per molte ragioni: un trauma, una tensione cronica, un sovraccarico funzionale, un deficit energetico, una condizione di freddo, calore o stagnazione.

Conoscere il decorso dei meridiani permette quindi di comprendere quali vie sono interessate e quali punti possono essere utilizzati per favorire una migliore circolazione del Qi.

Prendiamo un esempio semplice: un dolore al gomito.

Non esiste un unico “punto per il gomito”.

Un dolore al gomito può coinvolgere meridiani diversi e può avere cause energetiche differenti:

  • il Qi può essere insufficiente

  • il Qi può non circolare correttamente

  • può esserci calore

  • può esserci freddo

  • può esserci stagnazione

  • può esserci un trauma che ha interrotto la normale circolazione locale

In base alla valutazione, si scelgono i meridiani più adatti a sostenere l’azione terapeutica.

Per questo, a volte, vengono utilizzati anche punti lontani dalla zona del dolore.

Questo aspetto può sembrare strano a chi ragiona solo in termini locali, ma è perfettamente coerente con la logica dei meridiani: se conosco il percorso della rete, posso intervenire anche a distanza per influenzare il sistema.

Che cosa voglio fare al Qi?

Una volta individuati i sistemi funzionali e i meridiani coinvolti, bisogna porsi un’altra domanda:

“Come desidero agire sul Qi?”

Questa è una parte centrale del ragionamento clinico in Medicina Cinese.

Il trattamento può avere obiettivi diversi:

  • muovere il Qi quando è bloccato

  • tonificare il Qi quando è carente

  • disperdere quando c’è un eccesso

  • riscaldare quando prevale il freddo

  • rinfrescare quando prevale il calore

  • trasformare l’umidità

  • nutrire lo Yin, il Sangue o i Liquidi quando sono insufficienti

Il punto, quindi, non viene scelto solo perché si trova vicino al dolore.

Viene scelto perché è coerente con un’intenzione terapeutica.

La domanda non è semplicemente:

“Quale punto funziona per questo dolore?”

La domanda corretta è:

“Quale punto, su quale meridiano, con quale tecnica e con quale intenzione può aiutarmi a riequilibrare questa persona?”

Anche la tecnica fa parte del trattamento

Una volta scelti i punti, bisogna scegliere anche la modalità di stimolazione.

Nel contesto degli operatori non medici, lasciando da parte l’agopuntura che in Italia è riservata ai medici, esistono molte possibilità di lavoro:

  • digitopressione

  • massaggio sui punti

  • moxa, nei contesti in cui è consentita e indicata

  • coppettazione

  • auricoloterapia non invasiva

  • semi di vaccaria

  • magnetini

  • stimolazione manuale dei meridiani

  • tecniche di calore

  • esercizi respiratori o corporei associati

La stessa zona può essere stimolata in modi diversi a seconda dell’obiettivo.

Un punto può essere trattato per muovere, tonificare, disperdere, riscaldare o rilassare. La tecnica non è un dettaglio secondario: è parte integrante del ragionamento.

Non esiste il punto magico

Uno degli errori più comuni è pensare alla Medicina Cinese come a un elenco di punti da memorizzare.

Il punto per la cervicale.Il punto per la lombalgia.Il punto per l’ansia.Il punto per la spalla.

Ma questa visione è riduttiva.

La Medicina Cinese non lavora solo per ricette. Lavora attraverso relazioni, funzioni, meridiani, sistemi e qualità energetiche.

Due persone possono avere lo stesso sintomo, ma averlo prodotto attraverso percorsi completamente diversi.

Per questo possono aver bisogno di trattamenti diversi.

Il punto è la conseguenza di un ragionamento clinico

La differenza tra conoscere un elenco di punti e conoscere la Medicina Tradizionale Cinese è la stessa che passa tra conoscere un elenco di farmaci e saper fare una diagnosi.

Il punto non è la terapia.

Il punto è la conseguenza di un ragionamento clinico.

E proprio questo rende la Medicina Cinese uno strumento così interessante per fisioterapisti, osteopati, massoterapisti e operatori del benessere: non offre solo tecniche, ma un modo diverso di osservare la persona.

Un modo che può ampliare la comprensione del dolore, degli squilibri funzionali e dei processi di adattamento.

Studiare Medicina Cinese significa imparare a fare domande migliori.

E, spesso, una domanda migliore porta a un trattamento più preciso.

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